“PERSEFONE BALLA”
“Persefone balla”, quale titolo è più che mai intrigante dove il mito di Persefone evoca il tempo ciclico delle morte stagioni e la loro rinascita? In questo caso richiama le stagioni interiori della protagonista. A completare il quadro il suo cagnolino Anubi ricorda la divinità egizia della mummificazione e dei cimiteri. Il romanzo di Barbara Sorgato rievoca questi archetipi antichi ma per una storia attuale dove la protagonista Ofelia è alle prese con la rielaborazione del lutto per la perdita del fratellino avvenuta trent’anni prima. La notizia della riesumazione di quel corpicino attualizza e va a radiografare il vissuto di Ofelia con la ferita sanguinante mai rimarginata. Fin dalle prime pagine facciamo conoscenza dell’animalità dei suoi ricordi laceranti: la paura e il dolore riemersi dal mare del tempo. Incontriamo memorie infantili descritte con parole suggestive. Entriamo in quel varco della coscienza “nella notte di un’anima bambina di donna con la croce del fratellino conficcata nel cuore e la montagna della madre da scalare”. Immagini intense, potenti per una corporeità conflittuale fatta di sofferenze emotive che enfatizzano il suo stesso rapporto con il compagno Leonardo. Ad ogni capitolo del libro si apre uno scenario esistenziale, un monologo introspettivo dove entrano in scena come dialoganti comprimari i suoi genitori separati, il compagno e parenti affini. Sono dialoghi vissuti in un canovaccio intessuto d’impressioni forti. L’uso di immagini poetiche è notevole, tanto per citarne alcune: “Il fratellino tenero e indifeso come un germoglio all’alba di una gelata…” (pag.51). “Ofelia si lasciò attraversare dalla violenza delle sue stesse emozioni senza opporre resistenza… “(pag.53). “Come sapeva che la nostalgia dei morti non si soffoca in un abbraccio” culminante nella costatazione del suo vissuto di coppia analizzato in chiave freudiana:” Ofelia aveva vissuto la perdita, la mancanza, Leonardo l’assenza”. La vicenda non è tuttavia solo ripiegamento temporale perché le radici del passato alimentano la linfa del presente affrontando le situazioni impreviste. Ofelia interpreta Persefone nella danza del
tempo segreto, la sua partitura di suoni ancestrali. È un continuo germogliare di stati d’animo ingombranti, di lutti emotivi ma con la consapevolezza che si fa coscienza. Sono pagine intense, profonde, penetranti, dove Ofelia esprime il sublime: “Sapeva bene che la notte dell’anima è una bestia che si affronta in solitudine” (pag.108). È la sua camera oscura di “sonnambula bambina”: “E sentì che per rinascere libera dal dolore del passato doveva imparare a camminare a piedi nudi sulle ossa dei morti … “(pag.113), parole forti, dure, severe. Nel suo percorso di donna affronta il dramma del padre ricoverato gravemente all’ospedale. È l’analisi continua di sé stessa di quand’era piccola, capendo che la paura della morte era sua non del padre. Nel cimitero con la bara del fratellino da scoperchiare si rivivono più morti e ognuno le affronta con la nudità di vite divorate da Crono. Che dire alla fine! Barbara Sorgato
con la sua scrittura ci coinvolge nella sua liberazione dal dolore divenendo suoi parenti nella condivisione dei turbamenti che sono anche nostri.
Fabio Barbon, scrittore e poeta, 13-12-2023
http://www.italian-poetry.org/fabio-barbon/