Ofelia mi ha raccontato un percorso evolutivo che sublima la perdita portandola dentro di sé sotto forma di forza aggiuntiva. Chiunque sia stato in contatto con la morte si lega a lei e si rincuora nel non negarla. Ofelia fa battere forte il suo cuore, cerca continuamente e senza tregua, fa battere il mio cuore ancora di più perché normalizza una parte di me, a volte perplesso per la deriva apparente delle mie percezioni ed emozioni, rare e potenti, di cui non è facile parlare. Barbara mi racconta il valore immenso che scaturisce dall’elaborazione di un trauma, la possibile pacificazione tra i sopravvissuti, il superamento del dramma del “tempo perduto” che è sostituito dall’accettazione del “tempo necessario”. Persefone, nel suo bisogno di concedersi alla danza, mi ricorda che la forza della vita è potenziata dalla consapevolezza della sua caducità, che il ciclo esistenziale è senza fine e che in attimi magici, di indescrivibile intensità, è possibile percepire presenza e sospensione della propria anima, in comunione con quelle delle persone amate, in qualunque stadio si trovino. Ringrazio l’autrice per averci concesso questo raggio di luce, di aver “scosso l’albero” in maniera da risvegliare ricordi e desideri, stimolando a riflettere sull’immensità della esistenza e della persistenza.
Vincenzo Leggiero